Fertilizzazione Organica dei Suoli

In qualsiasi produzione vegetale, i raccolti esportano dal suolo elementi minerali provocando un impoverimento nel suolo di nutrimenti per le piante. Inoltre, in funzione dell’intensificazione delle colture le proprietà agronomiche del suolo subiscono una degradazione a livello biologico, strutturale e di percentuale di humus. Grazie alla fertilizzazione si restituisce e si mantiene il potenziale nutritivo del suolo, apportando l’insieme degli elementi nutritivi indispensabili allo sviluppo delle colture, e inoltre si migliorano e si rigenerano le funzioni agronomiche vitali che dipendono dalle restituzioni di sostanza organica. Affinché la fertilizzazione risponda ai criteri dell’agricoltura sostenibile, essa deve agire in modo mirato sulla nutrizione delle piante attraverso i concimi e sulla protezione della fertilità naturale del suolo attraverso gli ammendanti organici o minerali. La fertilizzazione organica aderisce perfettamente alla duplice esigenza di produttività e al contempo di rispetto dell’ambiente.
Esistono numerose definizioni di suolo. Si può citare quella di Aubert e Boulaine (1980), «il suolo è il prodotto dell’alterazione, del rimaneggiamento e dell’organizzazione degli strati superiori della crosta terrestre sotto l’azione della vita, dell’atmosfera e degli scambi di energia che vi si manifestano.» Secondo altri autori, «il suolo è una formazione naturale, sintetizzata in profilo a partire da una miscela variabile di minerali erosi e di sostanze organiche in decomposizione. Tale formazione, fornita di sufficienti quantità di acqua e aria, assicura ai microorganismi e ai vegetali, un supporto meccanico e la sussistenza.» Da un punto di vista pratico, notiamo che un buon terreno è un terreno mobile che non presenta zone compattate o asfittiche e con un buon equilibrio di elementi fertilizzanti. L’aerazione e la riserva idrica utile di un suolo sono fattori fondamentali per la sua produttività. In qualsiasi tipo di suolo, il mantenimento o il miglioramento del tenore di humus attraverso l’apporto di sostanze organiche (fertilizzanti organici, letame) è prioritario.
Per diverse ragioni: innanzitutto perché generano l’humus, permettono la formazione di micro aggregati che forniscono una buona struttura (struttura granulosa); ospitano e stimolano l’attività biologica; assicurano una forte capacità di ritenzione idrica; garantiscono la fissazione degli elementi fertilizzanti; riscaldano il suolo; alleggeriscono, affinano e danno corpo al terreno; permettono un miglior utilizzo dei concimi.
L’humus è la sostanza organica evoluta. L’humus, tramite processo di mineralizzazione, trasferisce l’azoto del suolo alle piante. Un suolo senza humus è un suolo inerte o minerale. Pertanto non è consigliabile scendere al di sotto del 2% di sostanze organiche in un suolo medio (da 15 a 20% di argilla). Esistono altre forme di sostanze organiche: i fertilizzanti organici, i detriti vegetali, il letame fresco, ecc, che in seguito si trasformano secondo processi diversi in humus (si veda l’ISMO, Indice di Stabilità della Sostanza Organica). Infine, il termine «sostanze organiche » comprende l’insieme di quei materiali di origine naturale costitutivi del regno vivente.
L’humus notoriamente «alleggerisce i terreni pesanti e dà corpo a quelli leggeri. » Pertanto i terreni con un 40% di argilla avranno bisogno di molto humus. Allo stesso modo, i terreni leggeri (tasso di argilla > 10%) per incrementare la loro capacità di ritenzione, avranno bisogno di un tenore consistente di humus. Qui di seguito il tenore di sostanza organica raccomandato: 10% argilla = 3% di sostanze organiche, 15-25% di argilla = 2-3% di sostanze organiche, 30% di argilla = 3-4% di sostanze organiche. Questi tenori sono indicativi. Sarebbe sempre raccomandabile poter disporre di un tasso elevato di sostanze organiche a condizione che non provenga da una cattiva evoluzione delle sostanze organiche. La presenza di un tasso elevato di sostanze organiche, infatti, può provenire da una mineralizzazione insufficiente dell’humus in seguito a condizioni ambientali sfavorevoli (aerazione carente, basse temperature, idromorfia e pH estremi).
Sì. La risposta agli apporti di concimi è maggiore in un suolo ricco di sostanze organiche in presenza di condizioni ambientali favorevoli. È possibile definire quantitativamente la riserva di sostanze organiche? Sì, grazie a un’analisi. In un suolo contenente il 2% di sostanze organiche, la quantità di humus (60-75 tonnellate su 20-25 cm di terra) rappresenta il prodotto della trasformazione delle paglie provenienti da cento anni di coltura dei cereali. L’accumulazione di tale capitale è il risultato di secoli. Sarà raccomandabile pertanto prendere tutte le misure necessarie per non disperderlo, utilizzandolo al meglio, agendo sulle restituzioni attraverso apporti di letame organico indispensabile per mantenere il suolo in un buono stato di fertilità.
Si raccomandano apporti di Sostanze Organiche (S.O.) (es. fertilizzanti organici), di lavorare a poca profondità per non “diluire” la sostanza organica umificata (humus), evitando in questo modo di mescolare gli orizzonti di superficie, ricchi in S.O., con quelli più profondi che ne sono naturalmente più poveri.
In certi casi, quando la struttura è buona o quando il tasso di humus tende a diminuire, il sovescio dovrebbe essere evitato, perché contribuirebbe ulteriormente alla decomposizione dell’humus. I sovesci, infatti, forniscono poco humus (si veda K1), ma migliorano la struttura grazie ai prodotti transitori e limitano le perdite di azoto da lisciviazione.
Sì, è veramente importante perché sono proprio i microorganismi a far evolvere gli elementi del suolo per poi metterli a disposizione delle piante. Sono sempre i microorganismi a trasformare gli apporti di fertilizzanti e le riserve in humus per liberare infine gli elementi nutritivi. Per favorire la vita del suolo, è opportuno curare il più possibile la qualità degli apporti organici, il lavoro del suolo cercando di ottenere una struttura mobile, aerata e con una buona stabilità. Il riscaldamento, l’umidità media e un pH non lontano dalla neutralità sono, assieme all’aerazione, gli elementi chiave per una vita microbica attiva.
Il rapporto C/N costituisce un indice di buona o cattiva evoluzione delle sostanze organiche. L’analisi di terra presenta indici interessanti riguardanti le condizioni dell’ambiente che influiscono sull’evoluzione delle sostanze organiche. L’analisi dei valori del pH, del tasso di sostanze organiche, dei tenori di ferro e manganese dà un’idea sufficiente delle condizioni di evoluzione delle sostanze organiche. Pertanto, determinare il rapporto C/N non è indispensabile. L’interpretazione può essere la seguente:
RAPPORTO C/N INTERPRETAZIONE
Inferiore a 10  Soddisfacente
10-12 Abbastanza elevato
12-15 Elevato
più di 15  Molto elevato
Valori elevati devono essere ricondotti a condizioni di evoluzione sfavorevoli. Si tenga in considerazione che tali indicazioni sono valide per suoli condotti in coltura annuale. I suoli a prato permanente presentano, in superficie, un alto tenore di sostanze organiche e il rapporto C/N è spesso elevato.
È sempre consigliabile verificare sulle avvertenze commerciali degli ammendanti organici che i tenori di azoto e sostanza organica siano espressi su prodotto lordo come imposto dalla normativa vigente relativa alle etichette dei sacchi. Definire un tenore su prodotto a secco equivale ad aumentarne illusoriamente i valori. Esempio: Vegethumus granulato. Il tasso di sostanza organica su lordo del 60% corrisponde a un tasso di sostanza organica su secco dell’80%.
I professionisti lo sanno, sotto la stessa definizione secondo norma NF U45-001 concimi organo-minerali, possono rientrare due fabbricazioni agronomicamente opposte: i concimi organo-minerali in pellet contenenti più del 50% di compost vegetale e i concimi organo-minerali micro-granulati a biglie contenenti il 10% di base organica animale tipo farina di cuoio (fornisce al minimo l’1% di azoto organico).
Le trasformazioni degli elementi utili alla pianta, carbonio, azoto, zolfo e fosforo, sono strettamente legate all’attività microbica del suolo. Esistono più di 1000 specie di batteri e funghi, responsabili di numerosi processi: • Liberazione degli elementi nutritivi a partire dalla sostanza organica e dai minerali del suolo. • Ossidazione dell’ammonio in nitrati (nitrificazione - batteri nitrosomonas e nitrobacter). • Produzione di ormoni della crescita che favoriscono lo sviluppo delle radici. • Competizione con i micro-organismi patogeni che limitano in questo modo il rischio di malattie.
Sono sempre più numerosi i gruppi industriali agroalimentari europei che vietano lo spandimento di prodotti contenenti rifiuti urbani sulle colture per garantire la qualità delle loro produzioni, per esempio, Bonduelle, Salade Minute, Producteurs de Champagne, Migrosano, Ville et Golf d’EVIAN, la zona di estrazione dell’acqua delle sorgenti Perrier, ecc.
Un biostimolante per piante è un prodotto omologato dal Ministero dell’Agricoltura con un numero di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC). Agisce sulla stimolazione del metabolismo della pianta, permettendole di resistere allo stress, ecc. Esempio: OSIRYL AA EV. Un biostimolante nutrizionale è l’estensione d’uso di un biostimolante per piante omologato con sostanze fertilizzanti, conformemente alla norma NF U44-204. Esempio : ACTIMUS, EVER 7

Polifenoli di origine vegetale

Le situazioni di stress influenzano, a seconda della stagione, il fogliame e la qualità dei frutti. Ad esempio, si registrano stress idrici che insorgono sempre più precocemente, già dal periodo di maggio-giugno. Il programma ANTYS permette di correggere le disfunzioni nutrizionali favorendo il reperimento delle riserve nelle piante (legno, ecc.)
In arboricoltura, si raccomanda di applicare ANTYS per migliorare il calibro dei frutti e per aumentare la loro resistenza. In quest’ultimo caso, applicare ANTYS Ca permette una migliore conservazione dei frutti (ex. su ciliegio, 8 giorni di conservazione in più all’uscita dalla camera fredda).
Sì, ad eccezione dei prodotti appartenenti a gamme ad alto contenuto di azoto come ANTYS 15 con fosetil e i composti di ANTYS Ca con i solfati. Ad ogni modo, con le miscele è conveniente agire con precauzione, eseguendo una prova in un recipiente per verificare la stabilità fisica dei prodotti miscelati.
Sì, le applicazioni fogliari hanno il vantaggio di entrare direttamente in contatto con il fogliame, rendendosi quindi rapidamente assimilabili secondo le condizioni climatiche e lo stato delle colture. I risultati comparativi dimostrano un altro grado di efficacia dei trattamenti ANTYS sia nel caso di correzione che di prevenzione delle deficienze nutrizionali.
La sinergia dell’azione antiossidante e nutrizionale di ANTYS aumenta considerevolmente l’efficacia del trattamento: ANTYS ristabilisce l’attività fisiologica delle piante e rende più efficaci gli elementi minerali associati.
In linea generale, il trattamento preventivo è più efficace di quello correttivo poiché, secondo i sintomi osservati, la pianta può essere più o meno ricettiva ai trattamenti. Inoltre, un trattamento troppo tardivo può alle volte arrecare maggiori danni, provocare delle bruciature se il fogliame non è più in grado di assorbire i prodotti. La sinergia di azione del trattamento ANTYS permette di intervenire rapidamente sui deficit nutrizionali.
Sì, sul grano, per esempio, il contenuto di proteine può cambiare secondo la varietà e secondo la disponibilità di elementi nutrizionali come l’azoto, sottoposto alle variabili climatiche. La polverizzazione fogliare di ANTYS 15, durante lo stadio ultima foglia con collare visibile (dose da 5 l/ha), permette, con la sua sinergia di azione, di correggere le disfunzioni della proteogenesi, in particolare, in situazioni di deficit pluviometrico.
A tale proposito, per un’azione efficace, è opportuno: agire a monte sul suolo per ristabilire gli equilibri fisico-chimici e biologici e favorire in tal modo la nutrizione e la resistenza delle piante, ottimizzare l’interfaccia suolo/pianta rappresentata dal sistema radicale e infine prevenire lo stress aereo attraverso l’attuazione del programma ANTYS.
Sì, una fertilizzazione ragionata passa innanzitutto attraverso un’ottimizzazione dell’efficienza degli elementi nutrizionali per la pianta. I piani di concimazione basati sugli apporti di fertilizzanti organici (Orga 3, Vegethumus, ecc.), più razionali, in seguito alla loro progressiva liberazione di elementi nutrizionali nel suolo e delle loro proprietà biologiche, in complemento con il programma ANTYS, sono un’ottima soluzione per garantire una migliore gestione dei fertilizzanti e per fornire un asse di miglioramento per la protezione dell’ambiente.
Il programma deve essere adattato a seconda delle colture e delle problematiche. In vigna, si raccomandano, in linea generale, un programma ANTYS NPK (ANTYS 15) e ANTYS K per il rilancio della vigna in primavera e per migliorare la qualità del raccolto. Su alberi da frutto, un programma ANTYS NPK (ANTYS 15) e ANTYS Ca permette allo stesso modo di migliorare la produzione e la qualità del raccolto. In orticoltura, si raccomandano la polverizzazione di ANTYS 15 e per rilanciare la crescita delle piante e ANTYS Ca in aspersione su insalata o a goccia su verdure estive, fragole, meloni per una migliore tenuta e per un raccolto omogeneo. In situazione di carenza di Fe, Mg o K, si può utilizzare ANTYS Fe, MgS ou K, sin da uno stadio più precoce, per il trattamento dei primi sintomi (vedi scheda tecnica). Infine, per tutte le colture in caso di deficit di fioritura, si raccomanda l’uso di ANTYS PMg.
ANTYS NPK, ANTYS 15  sono da applicare in situazioni di crescita delle colture dall’avvio della vegetazione e in fioritura fino alla fine dell’allegagione o dell’accrescimento.
ANTYS K è da applicarsi normalmente dall’inizio della maturità dello stadio fine allegagione fino all’ invaiatura o inizio della maturità. In situazione di deficit di potassio, ANTYS K può essere utilizzato più precocemente.
In situazione di clorosi ferrica, ANTYS Fe è da applicarsi in funzione preventiva o per correggere eventuali carenze a partire dallo sviluppo del fogliame, evitando la piena fioritura.
Si consiglia di utilizzare ANTYS Ca dopo la fioritura e all’inizio della maturità. Il calcio, infatti, sarebbe difficilmente assimilabile dal frutto se venisse applicato troppo tardivamente.
ANTYS PMg si applica durante la fioritura. In caso di colatura, procedere a 2 applicazioni prima della fioritura.
ANTYS Fe contiene ferro sotto forma chelata EDTA, ANTYS favorisce la sua assimilazione nella foglia.
Tutte le formulazioni ANTYS NPK contengono la molecola ANTYS utile per il rilancio dell’attività delle cellule vegetali. La sinergia con una formula NPK+oligo assicura il ripristino della fotosintesi: rapido effetto visivo, foglie più verdi. ANTYS 15
La formula di ANTYS PMg concepita con magnesio interamente solubile in acqua e arricchito con azoto e boro. Questa sinergia antiossidante permette una migliore resistenza durante gli stadi precoci della fioritura e dell’allegagione.
ANTYS Ca combina fosfato di calcio solubile con ANTYS. Tale sinergia favorisce l’assorbimento del calcio e migliora la conservazione del raccolto.
ANTYS K è formulato sotto forma di cloruro, un sale altamente solubile e direttamente assimilabile per via fogliare, senza rischio di bruciature.
Si consiglia l’applicazione di ANTYS Fe in dosi da 3 l/ha per ottenere un’efficacia ottimale. Non eccedere le dosi con i chelati di ferro.
Si consigliano 2-3 applicazioni di ANTYS K in dosi da 3-5 l/ha.
Si consigliano 2-3 applicazioni di ANTYS NPK, ANTYS 15 in dosi da 3-5 l/ha.
ANTYS Ca, piuttosto acido, si utilizza a goccia o in aspersione in dose da 15-20 l/ha, frazionata secondo i bisogni di acqua.
ANTYS NPK ( ANTYS 15) si utilizza in fogliare al 2,5% massimo – ANTYS Ca, al suolo, a goccia o in aspersione con concentrazione dal 2 al 5‰ in soluzione figlia.
In fogliare, sia ANTYS Ca che ANTYS Fe , con concentrazione massima dell’1,5%.

Sostanze fertilizzanti con additivo agronomico NF U44-204

In effetti, alcuni componenti come gli acidi umici, le micorrize e altri microorganismi sono già presenti nel suolo; inoltre, i composti di sostanze umiche e ammendanti organici sono vietati. Gli stimolatori di crescita sono quindi elementi particolarmente benefici perché possono migliorare non solo la nutrizione e la crescita delle piante, ma anche la loro resistenza agli stress abiotici, come il freddo, lo stess idrico e molti altri.
Gli additivi agronomici sono dei componenti che forniscono una nuova proprietà fertilizzante, supplementare rispetto a quella dei principali fertilizzanti. Tra queste nuove proprietà fertilizzanti, si possono menzionare azioni a favore della crescita e/o dello sviluppo delle colture o un effetto di sostegno delle proprietà fisiche e/o chimiche e/o biologiche del suolo. Gli additivi agronomici al centro della norma sono le sostanze umiche, le preparazioni microbiche e gli stimolatori di crescita e/o di sviluppo delle piante.

Stimolazione naturale delle piante

Alla fine della stratificazione: OSIRYL AA è applicato nella coltura delle piante a partire dall’emissione delle prime radici durante i primi 2-3 mesi di coltura, quindi senza alcun effetto sulla pianta nuda per immersione. Osiryl deve essere assorbito dalle radici. È possibile tuttavia applicare OSIRYL AA in immersione con poltiglia di argilla.
La risposta è identica alla precedente. OSIRYL AA è utilizzato alla ripresa della pianta durante l’assorbimento delle radici. Al contrario, se il substrato delle mini-zolle viene saturato per immersione o se l’irrigazione avviene in soluzione al 2%, i risultati sono confermati, specialmente su viti in vaso.
Omologato per colture a suolo e fuori suolo, il passaggio di OSIRYL AA non viene ostruito e non precipita, pertanto, nel caso in cui sia ben mescolato con l’acqua secondo le raccomandazioni presenti sulla scheda tecnica, non ci sarà alcun problema. Capita invece che altri prodotti a base di acidi umici (pH: 12-14) si tappino più facilmente.
OSIRYL AA è compatibile con un largo spettro di pH. In fuori suolo, la sua natura lievemente acida è particolarmente adeguata a un ottimale di assorbimento vicino a un pH 6.
OSIRYL si applica in aspersione (allo 0,2%) specialmente su insalata (foglie molto fragili) e senza alcuna controindicazione. In polverizzazione a suolo, da 200 a 500l/ha su vigna per esempio, non si verifica alcun problema per la pianta in caso di qualche proiezione sul fogliame. Su giovani piante in vegetazione (vegetazione molto bassa), applicare bagnando maggiormente per aumentare la superficie di contatto del prodotto con il terreno (OSIRYL è da applicarsi a partire dall’avvio delle radici). In orticoltura commerciale, dopo polverizzazione, si raccomanda un passaggio con aspersione.
OSIRYL è particolarmente adeguato a questo genere di situazioni: si raccomanda l’uso di sostanza organica per migliorare il suolo e OSIRYL per il rilancio dell’apparato radicale e per una migliore colonizzazione del suolo.
Si consiglia di intervenire soprattutto in situazione di assorbimento radicale o prima del germogliamento della vite (vedi domanda sul periodo di applicazione). Pertanto, è opportuno intervenire il più possibile a ridosso della soglia di assorbimento radicale e oltre. Nessun interesse invece in estate su vigna.
OSIRYL è organico e la sua lisciviazione è limitata in suoli a tessitura equilibrata. Al contrario, il rischio è elevato in terreni filtranti, poveri in S.O.; in questo caso, è opportuno preferire applicazioni in situazioni di attività radicale in vigna (a partire dal germogliamento) e il frazionamento, se possibile, in orticoltura.
OSIRYL AA è applicato sugli strati superficiali (da 10 a 30 cm) e più si avanza con la stagione e più bisognerà avvicinarsi a una localizzazione tipo chelati.
Sì, poiché potenziando l’assorbimento radicale, si aumenta l’efficacia dei chelati.
Sì, nel rispetto dei volumi dell’acqua di trattamento da 200 a 500 l/ha (con volumi bassi <150 l, effettuare una prova di compatibilità in un secchio).
La soglia di germogliamento in primavera (>10 °C nel suolo per la vite) marca il limite sopra il quale le radici riprendono a essere attive; OSIRYL AA quindi viene assorbito dalla ripresa della radici. Se è applicato prima, OSIRYL AA si fissa sui colloidi del suolo in attesa del risveglio della vegetazione.
I momenti migliori sono la primavera e l’autunno prima dei grandi freddi per gli impianti autunnali –nessun interesse in estate in vigna. Al contrario, in orticoltura, OSIRYL AA è applicato lungo tutto il ciclo per ricostituire le riserve (asparago), in caso di regressione e di ripresa radicale (melone) e per l’omogeneità e la qualità delle colture.
La vite effettivamente può scendere anche di più (>10 m), si tratta di casi eccezionali per bisogni idrici. In generale la vite trae il suo nutrimento tra i 20 e i 50 cm del suolo, da cui il principio di fertilizzazione in superficie. OSIRYL AA non fa eccezione e quindi, allo stesso modo, sarà veicolato dall’acqua verso le radici.  
Se messo a disposizione delle radici, l’assorbimento di OSIRYL AA è istantaneo, altrimenti, come per qualsiasi altra molecola organica, si fissa sui colloidi del suolo a disposizione della pianta. Il suo effetto è visibile 3 mesi dopo l’applicazione, secondo i nostri esperimenti condotti su impianti di vigneto. La pianta reagisce rapidamente, ed ecco il perché dell’azione sull’apparato radicale rilevabile diversi mesi dopo e in particolare in situazioni di stress estivo. Al contrario, se utilizzato in colture intensive, OSIRYL AA viene metabolizzato rapidamente; gli ingenti bisogni delle piante in questo caso impongono un frazionamento secondo lo stesso principio valido per la nutrizione in orticoltura.
Sì, il meccanismo di protezione delle auxine è indipendente rispetto alle condizioni fisico-chimiche dei suoli, il prodotto, infatti, è assorbito dalle radici. Piuttosto, è opportuno fare attenzione a non lisciviare il prodotto con irrigazioni intempestive. Quindi conviene posizionare i prodotti in modo corretto per ottimizzarne l’efficienza (vedi domande precedenti).
Sì, gli esperimenti condotti in particolar modo su melocotogno dimostrano un miglioramento rilevante della ripresa radicale delle talee, in questo caso dopo l’impianto. Le talee sono state irrigate con una soluzione di OSIRYL AA al 2‰, ripetendo l’operazione dopo 15 giorni.
Sì, in effetti, per le piante legnose coltivate in vivaio e in produzione, si sono osservati 2 periodi ottimali per l’assorbimento nutrizionale: a partire dall’impianto e in primavera per le piante adulte, durante lo sviluppo delle giovani radicelle e all’inizio dell’autunno per il prelievo delle riserve nutrizionali entro l’insorgere dei primi freddi.
Sì, si è osservato che in situazioni di stress dell’apparato radicale provocato da necrosi il trattamento con OSIRYL AA e OSIRYL AA EV permette di migliorare l’alimentazione delle piante con sintomi di deperimento radicale. In questo caso, il trattamento dei sintomi deve avvenire tramite apporti di elementi nutrizionali e idrici.